FORNI AVOLTRI - il lago Volaia

DATI
Lunghezza: 8.1 Km - Km sforzo: 16.1 Kmsf - Salita: 803 m - Discesa: 803 m - Dislivello totale: 1606 m - Altitudine minima: 1373 m slm - Altitudine massima: 1974 m slm

Difficoltà:
Accessibilità
Disabili (carrozzina): Non accessibile
Bimbi (passeggino): Non accessibile
Famiglie: Per bambini autonomi
Anziani: Medio
Cani: Difficile
Io peso
kg
e ho
Questo percorso corrisponde a...
Tempo
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ore
Calorie
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Kcal
Risparmio
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Vita in più
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ore

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CARATTERISTICHE – La salita allo spettacolare lago Volaia è una meta imperdibili per gli amanti della montagna e della grande bellezza. È possibile percorrere la prima metà del percorso o lungo il più ripido sentiero o lungo il più morbido ma più lunga strada carrareccia: percorreremo in questo modo 1km in più. Acqua ne potremo trovare da una presa poco prima del rifugio Lambertenghi.
La storia geologica dell'area del lago Volaia è ben raccontata nel sito del Geoparco delle Alpi Carniche, visualizzabile CLICCANDO QUI.

DESCRIZIONE – Partiamo dal rifugio Tolazzi (1350mslm) seguiamo le indicazioni del CAI 144, iniziando a salire lungo la strada per circa 200 metri fino a trovare sulla sinistra una carrareccia: essa sale ininterrottamente a pendenza regolare tranne per un breve tratto di una cinquantina di metri (dopo 700 metri dall’inizio) alla fine della quale in corrispondenza di un tornante potremmo trovare una fontana con vasca da cui attingere acqua nei pressi del rio Landri (1500mslm). La carrareccia misura 1,9km e sale a pendenza media comoda (13%): la seguiremo ininterrottamente fino a quando a quota 1650mslm riceveremo la confluenza da destra del sentiero CAI 144, che sale più ripidamente. 
Da qui inizia un tratto di 800 metri a pendenza più impegnativa (28%) che inizialmente sale seguendo un taglio tra mughi, quindi si apre nelle praterie alpine nei pressi di Pecol di Sopra e giunge alla ex casera Pecol Alta (1885mslm), adattata a casermetta militare ai tempi della Grande Guerra (vedi sotto: cenni storici). Poco prima della costruzione a destra/Est possiamo notare la traccia traversa dello Spinotti, sentiero alpinistico che sale sulle pendici Sud del Coglians. 
Ormai il più è fatto e dopo 300 comodi metri sull’ampia "conca di Giramondo" sotto il passo Volaia giungiamo ad una preziosa fonte di acqua nevosa e dopo altri 200 metri passiamo accanto al rifugio Lambertenghi Romanin (1955mslm), di cui molti auspicano la riapertura: il rifugio è stato costruito nel 1935 sui resti di un vecchio edificio militare della Prima Guerra (vedi sotto: cenni storici). 
Da qui in breve saliamo in direzione delle fortificazioni militari della Grande Guerra, che segnano anche il confine italo austriaco nei pressi del passo Volaia (1973mslm). Da qui la vista del lago alpino Volaia (1951mslm) è davvero stupefacente all’interno di una grande conca in cui transitano numerosi sentieri e svetta tra tutte la cima del Coglians e le sue pendici Nord: merita sicuramente concedersi la sosta ed effettuare il giro del lago, anche per approfittare del rifugio Volaia austriaco (1972mslm).
Il tragitto di rientro è lo stesso dell’andata con l’eventuale variante di discesa lungo il più breve ma più pendente sentiero
CENNI STORICI - Il passo Volaia è stato un importante teatro delle operazioni militari nel corso della Prima Guerra Mondiale: il 23 maggio 1915 fu occupato dagli austroungarici. Il maggiore Piva, comandante del battaglione "Dronero" del 2° reggimento alpini che aveva il comando a Collina convocò i più esperti alpigiani locali per accompagnare gli alpini nella notte del 24 maggio tra le impervie rocce dei rilievi circostanti il passo. Mario Tolazzi (da cui il nome del rifugio) assieme a Umberto Barbolan, Giovanni Tomasin, Michele Toch, Giuseppe Toch guidarono gli alpini verso il passo Volaia ed il monte Canale (sulla sinistra/Ovest del passo).
A casera Pecol Alta esisteva un piccolo presidio, che fu rinforzato il 24 maggio con la 17° compagnia del battaglione alpino Dronero.
La conquista del passo risultava problematica, in quanto la difesa austriaca era avvantaggiata, vista la posizione superiore, eppure il reparto austriaco fu sopraffatto senza grandi perdite da parte degli italiani: ogni notte il colonnello Schaumann aveva disposto di mandare due avamposti a controllare le apparentemente invalicabili pareti rocciose  dei monti Capolago e Sasso Nero, ma la guarnigione austriaca trascurò queste misure precauzionali, ritenendo imprendibile il passo.
Nella notte tra il 10 e l’11 giugno, un plotone della 81° compagnia del battaglione Dronero si calò dalle pareti ad Ovest del passo Volaia (monte Capolago), piombando direttamente alle spalle degli austriaci, mentre la 17° compagnia del battaglione “Dronero” e la 215° compagnia del battaglione “Valle Stura” (in riserva) attaccavano frontalmente, con il supporto dell’azione di fuoco della sezione della 13° batteria del gruppo “Conegliano”: un pezzo di artiglieria fu spostato da Pecol Alto sul costone Nord Est del monte Capolago, determinando le condizioni favorevoli per l’attacco delle fanterie. I due plotoni austriaci che difendevano la trincea del passo ed il plotone di rincalzo furono annientati. Cinque volontari arditi salirono il costone Ovest del Lastrons del lago (a destra/Est del passo) per battere le trincee blindate.
Alle ore 22.00 del 11 giugno la 17° compagnia del “Dronero” uscì dai reticolati delle trincee italiane per puntare al passo, mentre la 81° compagnia del “Dronero” salì il costone nordorientale del monte Capolago (a sinistra/Ovest del passo), mentre la 215° compagnia del “Valle Stura” in riserva occupò le trincee di Pecol Alto.
Alle ore 22.15 del 11 giugno la 17° compagnia si scontro con la guardia austriaca ed un razzo luminoso scoprì gli attaccanti, che subito assaltarono alla baionetta. Nel frattempo due plotoni della 81° compagnia Dronero, salito l’irto pendio del costone iniziarono il lancio delle bombe a mano che determinarono la resa dei difensori. Vennero catturati 25 prigionieri e numeroso materiale.
Nelle prime ore del 13 giugno fu ferito alla testa il tenente Lambertenghi, che morirà il giorno successivo all’ospedale da campo di Rigolato: il costone del Capolago (a sinistra/Ovest del passo) ed il rifugio italiano prenderanno in seguito il suo nome, per ricordarne l’eroico comportamento.
Tutti i successivi tentativi austriaci di riconquistare il passo furono vani: le linee di difesa vennero arretrate lungo la riva settentrionale del lago, estendendosi a destra/Est sulle pendici del Rauchkofel fino al passo Valentin. Il punto più avanzato della linea austriaca era l’Osteria Volaia, distrutta dall’artiglieria italiana già nei primi di giugno 1915. La zona venne ristrutturata e munita di un sistema di caverne da entrambi i lati: gli italiani fortificarono il passo Volaia piazzando mitragliatrici in caverne. Le postazioni salivano fino alla cresta nordorientale del monte Capolago: in seguito gli italiani occuparono anche il monte Canale ed il Sasso Nero (le due cime che precedono il monte Volaia, a sinistra/Ovest del passo Volaia) ed il monte Lastrons del Lago (a destra/Est del passo Volaia).
La cima del Coglians venne occupata il 10 giugno da un pattuglia del “Valle Stura”.
Dopo avere occupato il passo fu posizionata artiglieria sul passo, ma l’insistenza dei tiratori scelti austriaci ne impedì l’utilizzo: seguì un periodo caratterizzato da un giornaliero stilicidio di feriti e morti, in cui i contendenti pensarono a rinforzare le linee e costruire ripari per l’inverno. Frequenti le incursioni di pattuglie notturne o con la nebbia e gli allarmi accompagnati all’accensione di riflettori con improvvise scariche di fuoco. Con l’inverno vennero posizionate le difese con cavalli di Frisia sopra la spessa coltre di neve, i sacchetti protettivi e gli scudi metallici per i tiratori. Numerose valanghe colpirono soprattutto gli austriaci. Abbondanti nevicati interruppero frequentemente le linee telefoniche e le vie di rifornimento. Soprattutto fu grave la situazione per il distaccamento in cima al Coglians: il 14 marzo del 1916 una pattuglia del battaglione “Val Maira” 2° Alpini assieme elementi locali del battaglione “Tolmezzo” riuscirono a raggiungere la vetta e portare in salvo gli uomini lì dislocati. Già il giorno siuccessivo la cima venne rioccupata per ordine del Comando Superiore italiano.
Il 12 marzo presso Morareto 8 alpini del “Dronero” rimasero vittime di una valanga: una lapide in cattive condizioni nel cimitero di Collina li ricorda.
Nello stesso giorno il sottotenente Eraldo Fassi fu travolto da una valanga presso il passo Volaia.
Il 21 marzo il battaglione “Dronero” lasciò Collina e Forni Avoltri, essendo stato destinato all’Isonzo: ad aprile anche il “Valle Stura” subì analoga destinazione. Furono sostituiti da reparti del 3° Reggimento Alpini: il 12 aprile il battaglione “Val Dora” salì al passo Volaia.
A fine aprile iniziarono i lavori di costruzione della teleferica, che fu inaugurata l’11 maggio: fino a fine aprile, quando a causa dell’abbondante neve i muli non erano disponibili viveri e munizioni venivano portati a spalla fino al passo.
Il 18 giugno fu portato un pezzo di artiglieria in cima al Coglians, che diede parecchi problemi agli austriaci sulla sottostante val Valentin.
Nel frattempo a Pecol Alto erano salite una compagnia del 147° e poi del 148° fanteria “Caltanisetta”, che a turno salivano a dare man forte agli alpini del “Val Dora”.
Da agosto a novembre una pattuglia del battaglione Val Dora occupava stabilmente la “finestra del monte Canale”, un arco naturale di roccia tra il monte Canale ed il monte Capolago, noto anche come “Creta Forata di Volaia”, da cui si domina la conca Nord del Volaia.
A fine ottobre la brigata “Caltanisetta” fu sostituita dalla brigata “Regina”, a sua volta a novembre sostituita dalla 26°del 3° Gruppo someggiato.
Il 21 novembre una valanga da forcella Plumbs (sopra attuale agriturismo Morareto) uccide 31 artiglieri del 2° reggimento “Campania”: una lapide li ricorda nel cimitero di Collina.

L’inverno decorse relativamente tranquillo con più danni da freddo e valanghe che da combattimenti: anche durante il 1917 non vi furono azioni importanti, fino al 27 ottobre, quando in seguito a Caporetto vennero in un attimo abbandonate le posizioni così strenuamente conquistate e difese. Il passo Volaia venne occupato dagli austroungarici il 28 ottobre, da cui scesero a Collina.
Fondo del percorso