CJOLT (Claut) - monte Turlon per via normale/posteriore

DATI
Lunghezza: 18.6 Km - Km sforzo: 36.6 Kmsf - Salita: 1800 m - Discesa: 1800 m - Dislivello totale: 3600 m - Altitudine minima: 900 m slm - Altitudine massima: 2000 m slm

Difficoltà:
Cammino: Esploratore
Accessibilità
Disabili (carrozzina): Non accessibile
Bimbi (passeggino): Non accessibile
Famiglie: Sconsigliato
Anziani: Sconsigliato
Cani: Sconsigliato
Io peso
kg
e ho
Questo percorso corrisponde a...
Tempo
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ore
Calorie
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Kcal
Risparmio
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€
Vita in più
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ore

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Relazione a cura di: Ciro Antonio Francescutto
Relazione aggiornata a: Agosto 2026

CARATTERISTICHE - Cima importante la cui via di salita “normale” è lungo il versante posteriore: non presenta particolari difficoltà tecniche, ma la lunga distanza e l'alto dislivello - unitamente ad una certa difficoltà nel reperimento della traccia del sentiero dismesso- la rendono una percorrenza assai complessa e faticosa, per cui è necessario dedicare parecchio tempo. La traccia fino a le Saline (o Faures de Cimolais) è quasi sempre presente, ma molto spesso nascosta da erba; la salita finale che origina dai 2000 metri non presenta tracce sul terreno e decorre per ambiente naturale: sarà utile aiutarsi seguendo una traccia satellitare. 

ACQUA - Presente nella parte alta di val Cerosolin, quasi sempre presente nell'attraversamento del torrente Costita, presente all'interno di bivacco Bregolina Piccola ed in una sorgente a valle del bivacco: lungo il sentiero dismesso e l'ascesa alla cima sarà possibile incontrarne ma non con certezza, anche in base alla piovosità del periodo.

PERIODO CONSIGLIATO - In primavera per le fioriture, in autunno per i colori, in estate per la lunghezza delle giornate: nella stagione estiva l'inerbamento può complicare il reperimento della traccia. D'inverno pressoché impossibile. 

TEMPI DI PERCORRENZA - Io ho impiegato 9 ore e 15', ma la tempistica può essere soggetta a forte variabilità, in quanto la percorrenza dopo casera Faures può essere complicata da problemi di reperimento della traccia ed in ogni caso si procede non su sentiero "normale", ma per lo più in ambiente naturale, quindi a passo lento. Sarebbe consigliabile programmare l'escursione in due giorni, con pernottamento nell'ottimo bivacco di casera Bregolina Piccola, dotato di 3 brande ed acqua corrente. 

ERRATA CORRIGE - In numerose mappe vi è un fraintendimento tra il posizionamento di forcella Turlon e sella Turlon. Per forcella Turlon si intende un'aspra e spiovente incisura posta a quota 2188 lungo la cresta tra Pale Candele e Turlon in posizione Ovest, a ridosso del Turlon. La sella Turlon è un'ampia insellatura a quota 2104 mslm che si trova invece lungo la cresta sul fornte Est, a ridosso del Pale Candele: il vecchio sentiero CAI dismesso transitava per la sella.     

DESCRIZIONE - Partiamo da Pont de Ciartier (881mslm), dove sulla destra orografica del torrente Settimana troviamo l'inizio del sentiero CAI 370, che sale comodamente in una faggeta percorrendo tutta la val Cerosolin tenendosi sempre sulla sinistra orografica dell'omonimo torrente: è un largo e comodo sentiero a pendenza modesta che presenta alcuni brevi tratti erosi dalle acque torrenziali che scendono da sopra, ma ben manutenuti dal personale del Parco. Arriviamo senza difficoltà dopo 2,8km (D+ 320 metri) alla confluenza con il CAI 388 diretto (a destra) verso casera Pramaggiore: qui andiamo a sinistra ed attraversiamo le acque del torrente Cerosolin non dopo esserci abbeverati dalla bella fontana in legno (1250mslm) nei pressi del bivio. Poco dopo l'attraversamento del torrente giungiamo ad un prato sovrastato dalla casera Col d'Aniel (1329mslm), che lasciamo sulla destra, proseguendo sul CAI 370, tramite cui in breve tempo ci portiamo alla confluenza (1298mslm) tra il torrente Costita (sulla destra) ed il torrente Dof (in realtà innominato, ma è quello che scende da forcella Dof): proseguiamo per una ventina di metri lungo il greto del torrente Dof (acqua presente), quindi ci portiamo sulla sua destra orografica per iniziare la più impegnativa salita su sottobosco prima di faggio poi di pino, che in circa 2 chilometri (D+500 metri) si concluderà sui prati della panoramica forcella Dof (1843mslm). Da qui continuiamo lungo il CAI 370 che procede scendendo di un centinaio di comodi metri fino a raggiungere casera Prigolina o Bregolina Piccola o di Claut (1746mslm), dove potremo ancora attingere acqua all'interno del bivacco e goderci una pausa nello splendido contesto delle cime circostanti.

Dalla Bregolina Piccola andiamo a cercare il punto di attacco del sentiero dismesso ex-CAI 385 che saliva verso sella Turlon: procediamo quindi in debole discesa per 750 metri lungo il CAI 370 (diretto alla Bregolina Grande), fino a quando dopo una ansa verso sinistra giungiamo al bivio di quota 1676 mslm, nei pressi di un piccolo prato, in cui il sentiero devia bruscamente ad angolo verso destra. Noi invece procediamo dritti per un breve tratto erboso apparentemente privo di traccia: dopo un centinaio di metri troveremo sul terreno una rincuorante traccia abbastanza definita, che ci accompagnerà per un lungo tratto mantenendo la quota e procedendo per saliscendi per sottobosco, fitto ma transitabile. Usciamo definitivamente dal bosco quando giungiamo ai ruderi di casera Faures (1706mslm) di cui rimane solo il toponimo, posti in un'insellatura erbosa, dove si conclude questo primo tratto, in cui l'unica incertezza era quella incontrata nell'attraversamento di un pendio pratoso con radi larici, evidentemente oggetto di frequenti slavine, alla base del Faures de Claut, l'ampio catino sottostante le Pale Candele, di cui vedremo solo una minima parte più alta: la fascia erbosa (un centinaio di metri) va attraversata con decorso orizzontale mantenendo la quota, in modo da trovare la traccia sul lato opposto. 

A casera Faures si conclude la parte in sottobosco ed il panorama si apre: dalla sua insellatura erbosa non è facile reperire la traccia, che decorre assai nascostamente per prato senza riferimenti. Possono aiutare 3 larici allineati vicini tra di loro e situati ad un centinaio di metri dalla casera in direzione Sud, in quanto di lì transita la traccia che ricompare poco dopo di essi. Qui in sentiero procede in debole salita fino a raggiungere un piccolo rugo (1790mslm), ove dovrebbe trovarsi il bivio del percorso che sale verticalmente per raggiungere forcella Turlon: tale traccia non l'abbiamo notata, mentre abbiamo reperito sul terreno abbastanza evidentemente quella che devia a destra per erbe e larici e -dopo una fascia erbosa un pò spaesante (ove va mantenuta sempre la quota) dopo circa 300 metri giunge ad un torrente che si sviluppa con 3 piccoli rami inframezzati da vegetazione (1835mslm). Attraverseremo tutti i 3 piccoli torrenti: tra il secondo ed il terzo il sentiero sale di una ventina di metri tra la vegetazione: arrivati al terzo ed ultimo ramo lo risaliremo per qualche decina di metri, seguendo le tracce presenti sul terreno fino a quando a quota 1860mslm circa esso devia a destra per un taglio di mughi entro cui si immette e dove procede in più marcata salita. Il passaggio tra i mughi è discretamente evidente e presenta due flebili bivi, ove in entrambi conviene andare a sinistra, in quanto viceversa ci troveremo a santiannare tra i mughi, visto che la traccia svanisce in un fondo cieco. In questo tratto la traccia presente sulla mappa Tabacco diverge in modo significativo con quelle sul terreno. Salendo per mughi raggiungiamo una piccola insellatura a quota 1940 mslm: qui la visuale si apre sui prati de Le Saline su cui procediamo per un tratto in salita per erba (difficile trovare la traccia ma il decorso è intuitivo) fino a giungere nella grande conca erbosa presso i ruderi di casera del Fabbro (1995mslm), posizionati tra la costa del Fabbro e le Saline, sul margine Sud dell'ampia prateria. Qui merita fare una pausa ristoratrice perché il panorama si fa davvero notevole, come parimenti la fatica accumulata.

Andiamo a destra attraversando i prati fino ad individuare l'evidente traccia che decorre in modo trasversale, mantenendo la quota: dopo 250 metri giungiamo al terzo toponimo, ossia il cason dei Pastori (2000mslm), di cui non troveremo nulla. Sempre mantenendo la quota procediamo per altri 250 metri, fino a giungere ad una curva a gomito (2005mslm) che piega a sinistra e da cui inizia l'ascesa finale al Turlon.

Saliamo per la breve prima pala erbosa fino a quota 2020mslm, quindi pieghiamo a destra, mirando in lontananza il prato inclinato che consentità l'ascesa: per arrivarci guaderemo due piccoli rughi procedendo in debole salita fino a raggiungere la base della lunga seconda pala erbosa: qui la salita si fa impegnativa (pendenza media 55%) e si conclude a quota 2160mslm, più o meno allo stesso livello dell'imponente forcella del Turlon (2188mslm) che rimane sulla sinistra, distante circa un centinaio di metri. Qui conviene spostarsi a destra sempre per erba per una quarantina di metri, in quanto la parete che si presenta all'apice della pala erbosa non sembra salibile, quindi continuare per un altro tratto di salita su erba (60%) fino a quota 2200mslm. 

Alla fine del ripido pendio erboso inizia il tratto più complesso, in cui non risulta immediato capire quale sia il punto migliore per raggiungere la cresta: conviene spostarsi a destra decorrendo in modo da salire obliquamente per roccette seguendo la via più comoda, fino ad individuare a quota 2240mslm una via di ascesa praticabile, salendo per roccia mediamente friabile per una sessantina di metri (80%) fino a raggiungere la cresta a quota 2290mslm. 

Ormai mancano solo gli ultimi 200 metri per cresta assai esposta ma sufficientemente larga per raggiungere la cima del monte Turlon (2312mslm), da cui godere un panorama davvero notevole.  

COMMENTO - L'incedere da casera Faures in poi è molto lento a causa della difficoltà a reperire la traccia: i passaggi più spaesanti sono nelle fasce erbose dei prati con radi larici e mughi dove agiscono verosimilmente le slavine. Qui -a parte il consiglio di seguire la traccia satellitare- sarà da ricordare che gli attraversamenti sono sempre orizzontali e mantengono la quota: salire o scendere comporta il fatto di non trovare sul versante opposto il proseguio della traccia, che è quasi sempre presente lungo tutta la percorrenza almeno fino all'uscita dai mughi. Diciamo che per passare si passa e si arriva ugualmente, ma il prezzo da pagare è più fatica e maggiore lentezza.  

Fondo del percorso