DATI
Lunghezza: Km
Disabili (carrozzina): Non accessibile
Bimbi (passeggino): Non accessibile
Famiglie: Sconsigliato
Anziani: Sconsigliato
Cani: SconsigliatoVisualizza tabella degli alimenti
DESCRIZIONE - La via più utilizzata è quella che parte da Màina Madonute, percorrenza alla quale noi ci siamo collegati partendo dal centro di Piano d'Arta, incamminandoci da borgo Salar lungo il Troi Sot la Mont e Troi del Lander (CAI 410), che dopo un tratto in sottobosco di 1,2km alle pendici del monte si innesta su una pista forestale (CAI 408), la quale dopo 250 metri giunge ad un guado sul torrente Randice, oltre il quale si innesta sulla strada che sale dalla Màina Madonute: dall'altro lato della strada il sentiero continua in un breve (400 metri) tratto impegnativo (29%) che si conclude nei pressi di un capitello ove confluisce con il sentiero, anch'esso proveniente da Màina Madonute. Da qui il sentiero prosegue a pendenze modeste (16%) in gran parte all'ombra di un bel sottobosco per 2,4km, prima di giungere al bivacco Lander (1182mslm): qui manca poco (250m) al tratto panoramico (1260mlsm), da dove si possono osservare i particolarissimi campanili dei Lander.
Da qui in avanti le cose si complicano per chi come me volesse seguire la traccia indicata in Tabacco e diretta a casera Mondovana e Cucco: il sentiero è presente solo all'inizio, poi probabilmente a causa di alcuni schianti è andato perso. Anche circumnavigando i primi alberi caduti ho provato a cercare invano la traccia, davvero completamente scomparsa: per gli amanti del greppismo posso dire che si passa in quanto il sottobosco non è complesso e si tratta di continuare alla stessa quota o leggermente salendo e con un satellitare in mano non ci si perde: sconsiglierei invece di salire pensando di raggiungere la cresta e cima del monte di Rivo, in quanto sia da sotto sia vista dall'altro versante sembra densamente alberata e con lunghi tratti di mughi. Per chi quindi non volesse complicarsi la vita e fare cose più “normali” consiglierei di rientrare al bivacco Lander e da qui seguire i segnavia del CAI 408, anche considerando che ci attendono fatiche importanti. Dai ruderi di casera Cucco (1445mslm) saliamo seguendo le tracce del CAI 408A in direzione della cresta Est del monte di Rivo che andiamo a lambire e che percorriamo per un tratto rimanendone nel versante Nord. Il sentiero è presente ma non sempre evidente e la bollinatura non molto frequente, per cui è consigliato avere con se una traccia satellitare da seguire. Dopo un lungo tratto in sottobosco giungiamo ai piedi di un ghiaione che scende verso Nord da una delle cime del monte Cucco. Lo saliamo abbastanza agevolmente fino alla sua metà, quando giungiamo ad un bivio in cui la salita verticale è la via alpinistica, mentre quella che piega a sinistra è la via normale che seguiremo in direzione dei un'ampia canalina di risalita. Qui i segnavia sono più frequenti e facili da seguire: la mappa Tabacco indica un puntinato rosso nella parte finale, dovuto più alla faticosa pendenza di salita che ad una difficoltà tecnica, nella risaluta delle canalina, al termine della quale giungiamo nella cima assai panoramica del monte Cucco (1804 mslm).
La discesa inizia dal versante opposto da quello da cui siamo saliti (non facciamoci confondere da un ingannevole taglio tra mughi, che non so dove porti) ed inizialmente decorre piacevole tra prati alpini ed ampi tagli tra mughi ed in 1,2km giungiamo al bivio con CAI 408A e CAI 409 sui cui virando decisamente a destra ci immetteremo. Qui finisce la pacchia perché si capisce che la percorrenza di questo sentiero è ancora più bassa del precedente: maggiormente inerbato, maggiormente pendente, maggiormente in battuta di sole, il piacere della discesa svanisce nel nulla! Arriviamo ad una selletta a quota 1540 mslm, da dove la vista si apre su un'anfiteatro simile a quello dei campanili dei Lander con erosioni davvero molto particolare: qui il sentiero scende una crestina piuttosto pendente, su traccia assai rovinata, che immaginata per chi sale deve risultare una fatica assai impegnativa. Al termine del tratto di cresta il sentiero piega a destra verso l'invitante bosco Faeit, decisamente meglio camminabile e che poi diviene largo sentiero, su una vecchia pista forestale ed infine si immette su una comoda pista forestale che costeggia il torrente Randice. Da qui si potrà rientare a Maina Madonute o lungo il CAI 409 verso il centro di Piano d'Arta.