DATI
Lunghezza: 8.0 Km
- Km sforzo: 14.0 Kmsf
- Salita: 600 m
- Discesa: 600 m
- Dislivello totale: 1200 m
- Altitudine minima: 960 m slm
- Altitudine massima: 1540 m slm
Disabili (carrozzina): Non accessibile
Bimbi (passeggino): Non accessibile
Famiglie: Per bambini autonomi
Anziani: Sconsigliato
Cani: SconsigliatoVisualizza tabella degli alimenti
Escursione ad una vetta alquanto panoramica, a picco su Pontebba. La parte iniziale del percorso prevede due scalette su roccia e una cengia un po' esposta.
Si sale la strada che da Pontebba conduce al passo del Pramollo sino al di fuori della seconda galleria, lunga appena 50 metri. Le opzioni di parcheggio sono limitate: alla successiva curva, dopo il ponte, possono stare due auto per lato della strada, se lo spazio non è stato usato per accatastare legna tagliata. In alternativa si può ritornare fino alla zona tra le due gallerie, dove c'è una più ampia piazzola asfaltata.
Dall'area di sosta si scende a piedi in direzione della galleria, attraversando nuovamente il ponte (quota 960 slm). Sulla sinistra il segnavia CAI (501a) sembra non portare a nulla, ma dopo aver aggirato il guard-rail si nota una scaletta di ferro sulla roccia, che scende fino alle ghiaie sottostanti. Calatisi fino nei pressi del Rio Bombaso, sulla placca rocciosa alla propria destra sale una scaletta più lunga e più aerea, che conduce a una cengia inizialmente piuttosto esposta. Essa è poco dopo interrotta da ghiaie inclinate scivolose e spesso bagnate, il cui attraversamento risulta relativamente banale poiché agevolato da una catena metallica. Dopo questo punto la cengia si allarga e le difficoltà tecniche terminano. Il sentiero, una vecchia strada militare della Grande Guerra, sale a regolari tornanti in pendenza modesta/ideale, in un bel bosco di latifoglie miste a conifere inizialmente sporadiche ma in aumento proporzionalmente all'altitudine. Il percorso è comodo e largo, con qualche tratto un po' esposto ma sempre molto agevole.
Giunti a quota 1252 slm, si incontra il piccolo cimitero dei Volontari di Salisburgo, ennesima - casomai ce ne fosse bisogno - testimonanianza che la zona offre dell'assurdità della guerra, che ha costretto molte persone a soffrire sulle montagne friulane con il solo risultato di trovare in esse la morte: se non altro, le vittime sono finalmente in pace in questo luogo tranquillo e suggestivo, dove gli escursionisti possono fermarsi a riposare e portare loro un meritato saluto. Una targa di metallo, posta dal Gruppo Alpini di Pontebba nel 1983, riporta i nomi di chi giace qui dal lontano 1916.
La zona del cimitero è anche il punto di innesto nell'itinerario CAI 501 (Sentiero Bepi della Schiava), che sale da Pontebba e costituisce la via “normale” di accesso al monte. Si procede tenendosi a sinistra su sentiero sempre regolare e meticolosamente segnato, fino a giungere alla sempre boscosa Sella Brisiach, provvista di cartelli indicatori (1420 slm). Da qui in poi il sentiero è dedicato ad Attilio “Titti” Ceccon, compianto volontario vittima del CoVid19, che (tra le altre cose) ha aiutato a fornire di illuminazione la croce del monte Brizzia. La targa commemorativa, a cura della sezione CAI di Pontebba, è dotata di un codice QR scansionabile che permette di leggere online ulteriori informazioni su Ceccon.
Il sentiero ora sale la dorsale del Monte Brizzia un po' più ripidamente, inizialmente ancora nel bosco per poi sbucare improvvisamente in una zona con vegetazione da alta quota, formata da erbe e mughi. Riguadagnato poco dopo il bosco, un ultimo sforzo conduce all'effettiva vetta del monte (1540 slm), coperta dalla vegetazione. Si segue ora in leggera discesa la traccia per un paio di minuti, fino ad uscire improvvisamente sullo spettacolare prato, dominato dall'enorme croce di vetta, sotto la quale è posto il libro del monte. Il panorama offre molto: dalla vertiginosa vista su Pontebba, sul Canal del Ferro e sulla Val Canale (quest'ultima in verità qui ricorda più uno svincolo di Los Angeles che una zona montana), all'ampia apertura sulla strada che conduce alla Sella di Cereschiatis, estendendosi fino ai prati di Forca Pradulina e al Malvueric. Sullo sfondo, una serie di monti iconici del Friuli contribuisce ulteriormente a rendere questa cima unica. La croce è illuminata di notte, aspetto di sicura ispirazione per un'escursione serale.
Il rientro avviene per lo stesso percorso dell'andata.
Il percorso è del tutto sconsigliato ai cani unicamente per il tratto iniziale: le scalette su roccia sono impossibili da percorrere per un 4 zampe. Forniamo alcune indicazioni con il solo scopo di aiutare a trovare un modo di passare in caso si fosse saliti da Potebba avendo poi percorso il sentiero al contrario, avendo come unica alternativa il tornare a salire il monte. Si tratta di passaggi pericolosi, soprattutto con un animale al seguito, che sconsigliamo assolutamente.
Se si è in 2 persone, partendo dalla strada si può far scendere il cane accanto alla prima scaletta, in 2 fasi, servendosi della struttura in cemento armato che sostiene il ponte. Per evitare la seconda scaletta, una volta arrivati sulle ghiaie si possono salire a destra le roccette fino alle reti anti-frana, attraversandole su praticello piuttosto esposto e inclinato fino a calarsi su altre roccette raggiungendo la cengia a monte della scaletta.
Acqua: presente all'inizio (e alla fine).
Ombra: il percorso si svolge quasi interamente in un bosco fresco ed ombreggiato.